RIPARTENZA POST-COVID: L'INIZIO DI UNA NUOVA RIVOLUZIONE DIGITALE!

RIPARTENZA POST-COVID: L'INIZIO DI UNA NUOVA RIVOLUZIONE DIGITALE!

DATA DI PUBBLICAZIONE: 26-05-2020

foto Christian Baratti
AUTORE: Christian Baratti
RUOLO: Chief Marketing Communication
RIPARTENZA POST-COVID: L'INIZIO DI UNA NUOVA RIVOLUZIONE DIGITALE!

COME CAMBIERA’ IL NOSTRO MODO DI LAVORARE DOPO IL CORONAVIRUS?

  • Case History
    Attualità
  • Topic
    Tecnologie digitali - Piattaforme digitali
  • Author
    Christian Baratti

Obiettivo:


Quali sono i cambiamenti adottati durante la quarantena che diventeranno “metodo” dopo il Coronavirus?


Che tipo di supporto e come ci hanno aiutato le tecnologie digitali durante il periodo di isolamento sociale?


Come si sono adattate le Aziende, le Università, la Scuola tutta per sopperire alle difficoltà nel momento di forzato lockdown?


Vi proponiamo un piccolo viaggio tra i cambiamenti delle nostre abitudini in tema di Lavoro, Casa e Relazioni Sociali che, grazie al supporto della tecnologia digitale, ha permesso conference call, collegamento da remoto, call di gruppo, lezioni a distanza e aperitivi virtuali.


Indice:


Che effetto sta avendo l’emergenza Covid-19 sulla vita e sullo stato d’animo delle persone? In che modo sono cambiate le nostre abitudini quotidiane?


Senza alcun dubbio, il Coronavirus sta avendo un impatto considerevole sulle nostre abitudini e sui nostri pensieri. Sistemi di lavoro come lo smart working e il telelavoro, ancora poco utilizzati in Italia, sono diventati fondamentali per non chiudere del tutto le Aziende. L’impossibilità di aggregazione ha risvegliato in noi il senso di comunità e l’importanza degli affetti familiari. Di sicuro, è anche un periodo di profonda riflessione, di cambiamento dei nostri modus operandi e di innovazione.


Ma quale importanza rivestono le tecnologie digitali e che tipo di impatto hanno avuto nei cambiamenti delle nostre abitudini, non solo dal un punto di vista lavorativo e di business ma anche personale?

Com’è cambiata la nostra vita con il coronavirus?


una immagine di come i professionisti lavorano in smart working


Nessuno avrebbe mai potuto immaginare fino a poco tempo fa che avremmo vissuto un’esperienza così devastante a livello globale.


Nel giro di pochi giorni, siamo passati da una situazione di allerta ad una pandemia conclamata che non si è arrestata né di fronte a frontiere, né davanti ai mari o oceani.


Una condizione del tutto inaspettata che ci ha trovato – almeno dal lato occidentale del globo – assolutamente impreparati: incertezza, paura, ansia, panico sono solo alcuni dei sentimenti che ha generato.


Panico da contagio, da emergenza, da contenimento ma anche da crisi economica, da perdita del lavoro, da difficoltà da affrontare e cambiamenti da operare.

La quarantena degli italiani ha profondamente cambiato il nostro modo di vivere. Vediamo che cosa ha rilevato l’indagine effettuata da Altroconsumo su un campione di oltre 1.000 persone tra i 18 e i 74 anni.

1. Indagine Altroconsumo: com’è cambiata la vita con il Covid?

Estratto di un indagine di altroconsumo tra chi lavorava prima del coronavirus


Partiamo dal lavoro. Le previsioni dicono che la crisi ridurrà il numero delle ore lavorate nel mondo del 6,7% nel secondo trimestre del 2020 (circa 195 milioni di lavoratori a tempo pieno). Come sappiamo, i settori più colpiti sono quelli della Ristorazione, del Turismo e degli Eventi, del Settore Manifatturiero, della Vendita al Dettaglio e delle Attività Commerciali.


Quali sono i dati rilevati da Altroconsumo?


  • L’8% dei lavoratori dipendenti ha perso il proprio lavoro;
  • Il 31% ha usufruito della cassa integrazione;
  • Il 16% dei lavoratori autonomi ha chiuso la propria attività.

Tra coloro che hanno mantenuto il proprio lavoro durante la quarantena:


  • Il 47% ha continuato a recarsi sul luogo di lavoro come prima;
  • Il 17% ha lavorato parzialmente da casa;
  • Il 36% ha lavorato completamente da casa.

Noi di Global Brand Communication siamo sempre rimasti aperti e abbiamo lavorato totalmente da casa, grazie a sistemi telematici integrati di collegamento e

coordinamento lavoro.

 

Lavorare da casa ha rappresentato una risorsa importante. Tra i dati più interessanti, il 30% degli intervistati ha dichiarato una maggiore qualità/efficienza del lavoro e una maggior capacità di concentrazione.


Ma, ovviamente, chi ha bambini ha avuto qualche difficoltà in più e non sempre la situazione è stata facile. Sebbene la quarantena abbia generalmente migliorato i rapporti familiari, anche le situazioni di conflitto si sono acuite (63%).


E come è prevedibile, per quanto riguarda la salute, una buona percentuale ha dichiarato un peggioramento sia dal punto di vista fisico che psicologico (47% peggioramento della condizione fisica, 50% peggioramento psicologico).

2. Il Coronavirus e le piattaforme digitali


estratto di un analisi di mercato che offre una chiara visione di come i giovani agiscono da acceleratori digitali per i parenti più anziani


Con la distanza sociale le piattaforme digitali sono state l’unico mezzo utile a sostituire riunioni di lavoro, corsi di formazione, eventi e persino l’aperitivo con gli amici.


Le videochiamate sono ormai una costante nella nostra quotidianità, sia per quanto riguarda il lavoro che l’istruzione e la socialità.

Conference call tra manager e dipendenti in smart working, cloud computing, comunicazione e videocomunicazione hanno permesso di incontrarsi e lavorare da casa.


Le App sono tante: Skype, Facetime, Hanghouts, Slack, Zoom, Teams e molte altre.


Avevate già sentito parlare di Zoom prima del Coronavirus?


Zoom ha avuto un boom incredibile a partire dall’inizio di marzo ed è stata scelta dalle scuole italiane per le lezioni online.


Secondo quanto riportato da “Forbes” in un solo giorno (11 marzo 2020) è stato scaricato da ben 343 mila persone nel mondo e questa crescita ha portato le azioni a schizzare verso l’alto.


Ma anche i classici WhatsApp e Messenger hanno raddoppiato il traffico di chiamate vocali e messaggi, durante il periodo dell’emergenza sanitaria, mentre Teams ha registrato un +12 milioni di utilizzatori e un +37% in una sola settimana fino al boom di oltre 44 milioni di utenti al giorno!


Indubbiamente, la tecnologia e le nuove piattaforme digitali hanno contribuito a farci sentire meno soli e isolati.

3. Covid-19 e Smart Working

 estratto di dati che rappresentano una fonte statistica di come gli utetni si sono adattati allo smart working


Lo smart working si è rivelato una vera e propria “scialuppa di salvataggio” per molte aziende e, forse, potrà diventare un’alternativa valida al lavoro tradizionale anche nella fase post Covid-19.


Secondo un’indagine di InfoJobs, il 72% delle aziende ha acquisito mezzi e strumenti per permettere ai propri collaboratori di proseguire il lavoro da remoto.


Secondo quest’indagine, lo smart working è stata la soluzione per il 15% dei lavoratori italiani e per il 56% delle aziende questa è stata la prima esperienza con il telelavoro: una digital transformation in piena regola che porterà, probabilmente, a cambiare le organizzazioni interne e la gestione del lavoro, magari con delle soluzioni ibride.


Infatti, sebbene i dati di Altroconsumo abbiano evidenziato che il 30% ha dichiarato maggiore concentrazione ed efficienza lavorativa, è anche vero che il lavoro da casa ha presentato alcune criticità di tipo organizzativo, sia a causa della mancanza di supervisione e controllo sul lavoro del personale (44%) che da un punto di vista relazionale (42%) dovuto alla mancanza di un confronto quotidiano e dal lavorare fianco a fianco (perdita della visione di insieme).


Tuttavia, è da dire che queste criticità sono dovute, molto probabilmente, al fatto che la scelta di lavorare da remoto non è scaturita da un cambio di mentalità e di organizzazione aziendale ma da una necessità contingente che ha obbligato i lavoratori all’ambiente domestico in maniera repentina, talvolta in condizione di mancanza delle necessarie dotazioni informatiche; e questo ha un peso importante!


Di sicuro, l’emergenza Covid-19 ha dimostrato che il lavoro da remoto non incide sulla continuità del business né sulla produttività. Anzi, secondo i riscontri di Regione Lombardia le stesse aziende dichiarano un aumento della produttività dei lavoratori del 15/20%. Un dato estremamente interessante su cui riflettere.

Come sarà la nostra vita dopo il Coronavirus?


una ragazza che guarda una scritta che si domanda quale sarà il cambiamento nel post covid-19


Difficile pensare di poter tornare alla normale vita “di prima” in tempi brevi.


Saremo costretti a limitazioni importanti almeno fino a quando non verrà trovato e sperimentato un vaccino: quanto ci vorrà?


Un periodo in cui, gioco forza, le nostre abitudini dovranno essere stravolte in ogni campo: dall’educazione scolastica alla vita sociale, dal modo di lavorare a quello di fare la spesa o di acquistare prodotti e servizi online su e-commerce, fino alla prenotazione delle vacanze.


Una serie di costi in termini di vite, di aspetto psicologico e di economia mai studiati prima. Non abbiamo, pertanto, alcun metro di paragone o linea guida a cui appoggiarci.


Quale nuovo stile di vita ci attende?


Dobbiamo pensare a nuovi criteri di consumo che coinvolgeranno innumerevoli settori e probabilmente, per un po’ di tempo, avremo qualche remora a frequentare mezzi pubblici, bar e discoteche troppo affollati.


Tra i tanti cambiamenti futuri, possiamo ipotizzare che:


  •  Il settore dell’ospitalità (Hotels, bnb, agriturismo ecc.) dovranno adottare nuovi standard di sicurezza per garantire la salute degli ospiti;
  • Le palestre e i centri fitness potrebbero puntare di più sui corsi online o sull’allenamento all’aperto, come le proposte outdoor Triform che permettono soluzioni di allenamento

funzionale in tutta sicurezza.

  • L’e-commerce registrerà uno sviluppo radicale: è l’unica alternativa per acquistare ciò che non troviamo direttamente vicino a noi. Si dovrà pensare alla vendita online

attraverso piattaforme come Amazon, Google Shopping o l’apertura di un proprio e-commerce (ad es. con PrestaShop);

  • Cinema e centri commerciali dovranno strutturarsi per garantire il distanziamento sociale richiesto;
  • Parrucchieri ed estetiste dovranno riorganizzarsi quanto più possibile con materiale monouso e rivedere la propria agenda per servire i propri clienti uno alla volta;


Questi sono solo alcuni esempi dei cambiamenti in atto che ci costringono ad una “economia rinchiusa”, un’economia del “confinamento” ovvero di tutto ciò che è on demand, ordinabile da casa, cercato, comprato e usufruito online grazie agli e-commerce. Gli acquisti online su e-commerce e Marketplace erano già in ascesa prima del Coronavirus e, naturalmente, questo segmento è avvantaggiato e destinato a crescere in maniera sempre più importante.


Un’altra novità è la necessità di monitorare i contatti tra le persone per contenere nuovi contagi con un controllo “a distanza” che registri ogni nostro movimento.


La nuova App Immuni è l’esempio pratico di come la tecnologia ci venga in aiuto per il tracciamento del virus. L’altra faccia della medaglia è una perdita considerevole della libertà e della privacy.


Insomma, difficile pensare che il mondo (almeno per un periodo relativamente lungo) possa essere lo stesso che abbiamo conosciuto prima del Covid e l’Impresa italiana deve adottare velocemente nuovi modelli di business basati su piattaforma digitale per far fronte a questa situazione straordinaria.

Qual è il nuovo modello economico per le piattaforme digitali?

logo dei migliori marketplace disponibili online


La differenza sostanziale tra un’azienda tradizionale e una che sceglie di convertirsi all’e-commerce o entra nel meccanismo dei Marketplace e delle piattaforme digitali è data dall’approccio verso il cliente finale.


La vendita online sposta il fulcro del business dal prodotto all’utente perché deve creare un valore aggiunto allo stesso.


La crescita degli utenti online, rivolti all’acquisto di prodotti e servizi su e-commerce favorisce comunicazioni più veloci ed efficaci tra chi opera nel mercato: networking e creazione di valore aggiunto sono la parte più preziosa di questo nuovo modello economico.


Ciò che premia le piattaforme digitali di vendita online è la loro capacità di identificare un bisogno insoddisfatto del cliente e rispondere a questa esigenza eliminando il gap delle distanze (e in tempo di contenimento degli spostamenti e di isolamento sociale Internet è l’unica soluzione!).


Questo tipo di ecosistema offre enormi possibilità – basti pensare al successo di Amazon – e il Coronavirus non ha fatto altro che accelerare il processo.


L’e-commerce, in questo particolare momento, è subissato dalle domande tanto che anche i “grandi” non sono riusciti a colmare le richieste: le GDO non sono riuscite a garantire la consegna della spesa online in tempi accettabili, Amazon ha garantito la consegna solo dei generi di prima necessità, ecc.


Questo dimostra che le possibilità di sviluppo sono reali e promettenti e che il futuro non può essere nient’altro che l’online.

1. Cosa possono fare le piccole medie aziende?


Testo di una tastiera pc con la scritta e-commerce e l icona di un carrello con sfondo giallo


Innanzitutto, bisogna ragionare sulle necessità contingenti e riadattarsi alla nuova situazione.


Molte aziende, ad esempio, si sono “reinventate” e convertito le loro produzioni: si pensi ai “nuovi” produttori di mascherine. Sapete qual è il più grosso problema riscontrato da chi si è convertito a questo nuovo business? La distribuzione!


La soluzione ideale sarebbe stato avere un Marketplace o un e-commerce in cui proporle…


Per contro, un ristorante può, convertirsi all’home delivery e al take-away food. Piccoli o medi negozi possono utilizzare i Social Media e i Social Network per far conoscere i propri prodotti e comunicare la disponibilità di un servizio integrato di consegna a domicilio: Facebook, Instagram, WhatsApp e anche TikTok possono rivelarsi molto utili! (linkare all’articolo di Gaia sui Social Media, quando pubblicato)


Una soluzione più intraprendente può essere quella di creare delle product partnership con alleati strategici e tecnologicamente più avanzati; oppure costruire un proprio ecosistema digitale o una piattaforma online (ovviamente con l’aiuto di un’Agenzia esperta in questo senso).


Quello che non dobbiamo dimenticare e su cui dobbiamo riflettere è che uno scenario come quello che stiamo vivendo è del tutto nuovo: non sappiamo come sarà il panorama economico globale nel prossimo futuro e anche se il divario con i grandi dell’e-commerce è importante, sappiamo che il mercato digitale offre grandi opportunità.


Non lasciamoci frenare dall’idea che e-commerce = grande investimento perché questo pensiero non corrisponde al vero o, almeno, non con noi di Global Brand Communication.


Le soluzioni possibili sono tante e, naturalmente, il progetto deve tenere conto del budget a disposizione e degli obiettivi. Solo con un’attenta analisi – e questo è sicuramente un nostro punto di forza! - si possono proporre soluzioni che rispondono ad aspettative realistiche che ottimizzano gli investimenti (che, non per forza devono intendersi ingenti).

2. È il tempo del business transformation: come cambiare?

scritte ripetute nell immagine con i riferimento principali della business transformation nel marketing digitale


L’emergenza virus ha innescato una spirale di trasformazione che ci sta portando verso una nuova dimensione. Per un certo periodo, questa dimensione sarà probabilmente ridotta rispetto al “prima” ma quando si innescherà la ripresa, sarà facilmente molto rapida e con maggiori disparità rispetto al passato.

Saranno le aziende più digitali e meglio organizzate ad avere la meglio.

Quindi, la tempistica è importantissima: chi non parte subito, resterà un passo indietro rispetto ai concorrenti; in molti casi l’e-commerce è la soluzione.


In ogni caso, la trasformazione del proprio business deve avvenire abbracciando l’innovazione nel modo più aggressivo e veloce possibile.


Pensate al Settore Food: se ieri il core business aziendale era la ristorazione oggi si guarda al Delivery dei pasti pronti per ragionare domani sulla realizzazione di un prodotto confezionato per la Distribuzione e, dopodomani, magari prestare consulenza ad altri per lo stesso servizio trasformando quello che era partito come una “necessità imprescindibile” in una nuova occasione di business che diventa piattaforma.


Se, invece, vendi Formazione, il primo step può essere guardare all’e-commerce di servizi di training a distanza e successivamente passare ad un canale nuovo – l’online -e poi, una seconda in cui viene ribaltato il modello di business per proporsi sul mercato come provider di una piattaforma di corsi online crowsourced oppure offrire servizi di promozione digitale di corsi online o di finanza agevolata e crediti per la formazione o per diventare un incubatore d’imprese di formazione, fino ad aggregare gli ex concorrenti.


Un’azienda manifatturiera può spingere la leva della lead generation e considerare l’e-commerce e i Marketplace, esplorando i canali B2C, B2B E B2B2B. Ad ogni step, può decidere se continuare a risalire nel grado di gestione, ampliando il proprio business fino a diventare una Consulting o fermarsi.


L’emergenza produce anche idee per nuove Startup: vedasi Voice Med che ha vinto il premio Save Lifes durante l’evento Hack for Italy.


Inoltre, ricordiamoci che non tutti escono impoveriti in questa crisi. Chi lavora nei settori coinvolti dall’emergenza è pienamente attivo. Chi ha mantenuto il proprio lavoro come dipendente migliora i propri risparmi perché non spende per il tempo libero, né per viaggi o per gli spostamenti. Gli investitori privati e i Trader che hanno mantenuto una liquidità hanno potuto investire a mercati bassi con una buona prospettiva di plusvalenze.


I consumatori il cui livello di risparmio non è stato intaccato, probabilmente entreranno in una fase di revenge shop grazie all’e-commerce con un incremento nei settori Fashion e Luxury; magari grazie ad azioni di marketing mirate verso la creazione di momenti virtuali di condivisione (club virtuali, benefit digitali, ecc.).


Gli effetti della limitazione della socializzazione portano (e porteranno ancora per un buon periodo) ad un crescente uso dell’augmented reality (AR) e della virtual reality (VR). La pandemia ha letteralmente costretto il mondo intero ad entrare nel mondo digitale: vita, lavoro, scuola e affari.

3. Il futuro è online: come posizionarsi in prima pagina su Google con soluzioni SEO e consulenza Google ADS


background con grafico e logo di google ads affiancato alla scritta seo al fine di ricordare come scalare le posizioni su google.



Tutti i dati lo confermano: il commercio dopo l’emergenza Coronavirus avrà un volto un po’ diverso e si sposterà sul web. Questo processo è già iniziato e difficilmente sarà convertibile.


Immaginiamo il commercio online come una grande fiera con tanti padiglioni.

Una piazza visitata da molti, in cui mostrarsi, farsi conoscere e raggiungere un’infinità di potenziali clienti ma, se il mio stand è “anonimo”, non è ideato con originalità, se non sono capace di emergere rispetto agli altri stand, o se mi sono piazzato nel padiglione sbagliato, le persone mi passeranno davanti senza dedicarmi un solo sguardo.


Su Internet, è grazie alla SEO e a Google ADS che si raggiunge il giusto “padiglione”, ci si indirizza verso il pubblico di interesse, fino a raggiungere il proprio target e a chiudere il funnel con la conversione e la vendita.


Che cosa sono SEO e Google ADS? Quali obiettivi raggiungono?


Si stratta di due strategie che possono essere applicate singolarmente oppure in associazione. Ciò che le distingue sono le finalità e la durata.

La SEO viene utilizzata per ottenere maggiore visibilità nei motori di ricerca (obiettivo a lungo termine), mentre Google ADS è uno strumento pubblicitario basato su annunci (obiettivi a breve termine).


Vediamoli più nel dettaglio:

               


SEO:

Riassumendo molto, possiamo dire che con il termine SEO (Search Engine Optimization) si intendono un insieme di attività volte a migliorare il posizionamento di un sito web, di un e-commerce o di una pagina web attraverso lo studio e l’analisi di parole chiave di riferimento – le keyword – in modo da rispondere alle domande degli utenti online (query di ricerca).


Ovviamente, questa è una definizione molto stringata rispetto alla complessità della SEO ma ci consente di capire come, attraverso la comprensione di quelli che sono i criteri di ricerca degli utenti online sia possibile strutturare un sito internet, un e-commerce o una Landing Page capaci di dare la risposta più corretta alla richiesta e, quindi, apparire – senza investire in pubblicità - nelle prime posizioni (ovvero in prima pagina) quando l’utente cerca un prodotto o un servizio online aumentando le proprie probabilità di conversione e di vendita.


Google ADS:

Si tratta della piattaforma pubblicitaria online di Google e permette di pubblicizzare i propri prodotti/servizi in corrispondenza di predeterminate parole chiave – le keyword -in modo che quando l’utente digita quella parola compaia un annuncio.


Si tratta di un sistema di pubblicità che può essere pianificato sia a livello locale (geolocalizzazione) che nazionale o internazionale e programmato per una durata prestabilita.


Nel caso della SEO, il posizionamento è organico, una risposta naturale dell’algoritmo in base alla keyword di ricerca mentre per Google ADS parliamo di una pubblicità a pagamento (che “spinge” il posizionamento) strutturata a sua volta sulle parole chiave.


Un buon posizionamento internet richiede un accurato lavoro di SEO, che deve essere fatto da professionisti del settore, senza il quale si è destinati all’anonimato.

Si tratta, però, di un investimento che vale la pena di prendere in considerazione perché il futuro è online.


Lo abbiamo visto: il comportamento dei consumatori è cambiato e la SEO e gli strumenti pubblicitari di Google ADS possono essere estremamente utili, soprattutto in questo particolare momento.


La sfida da cogliere per Brand e piccole attività è quello di capire questo cambiamento, di conoscere e identificare il proprio pubblico, raggiungere nuovi potenziali clienti e creare migliori esperienze per gli utenti.


 

È difficile pertanto pensare ad un passo indietro, perché il digitale è luogo di socializzazione e di consumo.

 

Il futuro è già scritto e dipende da noi accogliere il cambiamento; scegliere se far parte di questo racconto o restare solo a osservalo. L’intelligenza artificiale ha permesso lo smart working e il telelavoro, le videoconferenze e i Meeting aziendali, la spesa e gli acquisti online e l’informazione e solo le aziende e le imprese che sapranno adeguare il proprio assetto interno con l’introduzione di una tecnologia appropriata riusciranno a trasformarsi e a mantenere una posizione sul mercato.

 

Caro lettore, Se sei interessato a saperne di più per trasformare il tuo modello di business e approfittare delle opportunità offerte dal mondo digitale, se hai delle idee per una nuova Startup o per la creazione di un e-commerce, vuoi ottimizzare il tuo sito internet da un punto di vista SEO o sei interessato ad una campagna Google ADS contattaci e analizzeremo insieme come raggiungere i tuoi obiettivi.








DATA DI PUBBLICAZIONE: 26-05-2020

foto Christian Baratti
AUTORE: Christian Baratti
RUOLO: Chief Marketing Communication

Imprenditore digitale, consulente e formatore specializzato in strategie di marketing per Brand Internazionali e PMI. Specialista certificato per campagne Google AdW: Display, Shopping, Search & SemRush SEO Tool Kit. L'esperienza maturata nella gestione di campagne con budget a cliente del valore di oltre mezzo milione e le competenze acquisite nel corso degli anni, hanno reso la mia figura il partner ideale nelle azioni di business & marketing sia su territorio nazionale che internazionale. Digital Marketer per vocazione: mi piace aiutare le aziende a migliorare le performance delle loro campagne online, tecnicamente e strategicamente. Da qui, l'acquisizione di competenze aggiuntive a completamento della mia formazione.